creazioni

Il mattino, al mattino

Mi piace finire quello che comincio, e mi piace finirlo presto. Ovviamente ci sono progetti che non possono essere completati in un paio d’ore o in un paio di giorni, così come ci sono lavori che richiedono la corretta successione di vari step, ma per tutti ho, segnata in mente, se non addirittura scritta su un pezzo di carta, la scaletta del processo.

Detto questo, quando l’ispirazione arriva, non ci si può far nulla, e bisogna imbarcarsi in una cosa lunga.

Tutto è cominciato una mattina, quasi un anno fa, prima che mi costringessero a cambiare ufficio e coinquilini. Non mi ricordo bene com’è successo, ma a un certo momento è saltato fuori Il Mattino di Grieg, e io ho avuto una sorta di allucinazione (visione? ispirazione?): uno spartito, delle note, degli uccellini.

Nello stesso periodo al Lidl vendevano delle tele da pittore. Una sorta di coincidenza, o di macchinazione divina, per chi si diverte a credere in queste cose.

Comprata la tela, aspettati un paio di giorni di ferie che erano stati programmati (nuova coincidenza?) uscii i terrazza, in modo da controllare la macchina che era nuova nuova e parcheggiata sotto casa, e mi misi al lavoro.

Punto uno: tracciare lo spartito a matita – fatto.

Punto due: cominciare a trascrivere le note – cominciato e interrotto. Perché? Perché arrivarono degli operai a sistemare il giardino della scuola sotto casa e uno di loro si mise a guardare la mia macchina, poi misero dei cartelli pericolanti per strada… insomma, scesi a spostare la macchina, con la scusa di fare la spesa.

Nel pomeriggio, fine del punto due.

Lo ammetto, il risultato ottenuto finora non mi piaceva. Ma non si sa mai, il lavoro finito a volte è decisamente migliore del lavoro a metà (non sempre, solo qualche volta).

Punto tre: ritaglio e incollaggio degli uccellini di carta – fatto.

Risultato: l’orrore.

Punto quattro: rimozione della cosa ottenuta dalla vista, seminascondendola dietro una poltrona.

L’idea, insieme alla melodia, mi restava comunque in testa, ogni tanto guardavo il “quadro”, schifata, e pensavo a cosa fare.

Maggio di quest’anno: in vista di una visita di un’amica per un fine settimana mi trovai nella necessità di far sparire l’obbrobrio, per non dovere dare spiegazioni. Decisi di tenere il telaio e staccai la tela, di cattiveria, buttandola. Immediato sollievo.

Però sempre questo tarlo, nella testa.

La struttura ce l’avevo, pure i chiodi sul muro, visto che avevo provato ad appenderlo, cosa metterci sopra? Carta? Che noia, troppo facile. Stoffa? Perché no?

La faccio breve, anche se alla fine ci ho messo tre mesi, tra un tentativo, un tentennamento e un ripensamento e l’altro: il pentagramma è cucito a macchina; le chiavi di violino, le pause, i contorni delle note sono ricamati a punto catenella, le note sono riempite con la pittura acrilica (c’è stato un tentativo di ricamo a punto scritto, con successivo ripensamento, così come c’è stato un tentativo di riempire le note a punto pieno, miseramente fallito, che ha condotto alla necessità di rattoppare la stoffa sul retro), gli uccellini… gli uccellini non ci sono più.

Al posto dei volatili sono spuntati dei fiori di pannolenci, contornati da tralci verdi ricamati a catenella (sono stati la parte più divertente da fare).

Un bel po’ diverso da quanto avevo immaginato, ma ormai è la storia della mia vita e di quello che produco: immagino cose finissime e aggraziate e mi escono dalle mani oggetti un filino pacchiani; ma tant’è,l’ho appeso e mi piace.

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4 thoughts on “Il mattino, al mattino

  1. Santa Pazienza Martire!!! Io avrei abbandonato baracca e burrattini alla seconda chiave di sol.
    Se il buongiorno si vede dal mattino, ti sei assicurata un bel po’ di ottime giornate!

    1. La cosa divertente è che la mattina, quando mi sveglio, guardo le note da sotto in su e canticchio/fischietto, cosa che comporta immancabilmente una sventola in faccia da parte della mostriciattola, che non gradisce.
      Il primo giorno mi si è posizionata sullo stomaco e mi ha guardata incuriosita per un minuto, prima di partire con la sberla, ora sale sul letto, se non c’è già, e mi mena appena apro gli occhi, a scanso di equivoci.

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