cose serie · italiano

Ripartiamo dalle basi

Dentro di me vive una maestrina, perfettina e pignola. Una di quelle di una volta, che non si facevano problemi a bacchettare col righello gli alunni che sbagliavano o che erano svogliati.

Non so, forse dipende dal fatto che ho passato i miei primi tre giorni di scuola elementare chiusa in uno sgabuzzino e i primi tre mesi con la matita in una mano e un vaso di crisantemi puzzolenti, con l’acqua marcia, nell’altra (volevano evitare che mi succhiassi il dito). Ho anche cercato di passare il primo anno col banco girato verso la parete, ma me l’hanno impedito.

No, a pensarci bene tutto quello di cui sopra non spiega la maestrina, spiega l’altra, quella che immagina efferati delitti perfetti.

Vabbè, non è importante.

Quello che conta è, fondamentalmente, che mi sono rotta di vedere e sentire massacrata la lingua italiana. Al lavoro, su internet, sui giornali. È un’ecatombe.

Quindi ogni tanto vi beccherete una lezioncina di analisi logica, o di grammatica o, perché no, di storia, giusto per restare allenati.

Oggi vi spiego cosa sono la lingua, la grammatica e l’analisi logica. Poi vedremo.

La lingua (e non solo l’italiano, ma tutte le lingue) è rappresentata da un linguaggio ordinato e articolato in forma complessa. La lingua ha una sua organizzazione, la grammatica, detta anche morfologia.

La grammatica/morfologia non è altro che il complesso di tutte le norme che regolano la composizione delle parole e delle diverse forme che le parole assumono per esprimere diverse categorie (singolare/plurale, maschile/femminile, presente/passato/futuro).

Le parole possono essere razionalmente associate in organismi più vasti, detti proposizione e periodo. Questa è la sintassi.

Una proposizione è (ve l’hanno detto alle elementari) l’espressione di un pensiero di senso compiuto mediante parole (Il cane corre.). Una proposizione è composta di almeno due elementi, che sono essenziali, sebbene possano essere sottintesi, soggetto e predicato. Eventuali elementi non indispensabili sono detti complementi.

Due o più proposizioni, unite da un legame logico, costituiscono un periodo (Il cane corre a prendere la palla.) Le proposizioni di un periodo possono essere principali (indipendenti: ossia racchiudono il senso del periodo e possono reggersi da sole grammaticalmente) o secondarie (dipendenti).

In un periodo ci sono tante proposizioni quanti sono i verbi, espressi o meno.

L’analisi logica è lo studio della sintassi, ha lo scopo di individuare la funzione dei vari elementi all’interno della proposizione). L’analisi logica, se limitata a una proposizione, è detta semplice, se invece studia le singole proposizioni e i loro rapporti all’interno di un periodo è detta composta.

La prossima volta (occhio che interrogo a caso), soggetto e predicato.

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5 thoughts on “Ripartiamo dalle basi

  1. L’analisi logica mi piaceva un sacco ed è utile come il pane. Se non sbaglio qui in Francia non la fanno (perché mi arrivano al liceo che non sanno la differenza tra complemento diretto e indiretto).
    Comuncue sono daccordo con té.

  2. Mia madre insegna(va) italiano alle medie, due zie sempre italiano al liceo, un’altra inglese al liceo, poi c’ho una cattedratica di lingua e letteratura portoghese e brasiliana, uno di latino ed un’altro di filologia romanza… Odio l’analisi logica e quella grammaticale, non ci ho mai capito nulla di nulla e se mi chiedi la differenza tra sostantivo e predicato sono colta da un’attacco di eritema grammaticale ed inizio a saltare come un’acaro davanti all’aspirapolvere.
    Sarà colpa di quella @#$&a della maestra che faceva la tombola della grammatica a cui perdevo regolamente perchè mi distraevo guardando fuori dalla finestra??? Sarà per colpa di tutti quegli insegnanti raggrumati in un solo nucleo famigliare che non perdevano occasione di bacchettarmi – moralmente – per qualsiasi errore di pronuncia/sintassi/concordanza?
    Comunque sono d’accordo con la tua battaglia in difesa della lingua e – se posso – suggerisco approfondimenti su: accenti, congiuntivo, punteggiatura.
    Professorè, però numm’enterrogà, okkei?

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