creazioni · uncinetto

E colletto sia!

La cosa che ricordo maggiormente de “Il piccolo Lord”, oltre al fatto che Patrick Stewart è rimasto praticamente invariato nel tempo, da quando interpretava lo stalliere/guardiacaccia a quando ha interpretato Xavier, sono gli abiti del ragazzino: tweed e velluti, a seconda dell’occasione, impreziositi da colletti di pizzo.

I colletti di pizzo mi hanno sempre affascinata, con l’esclusione della parentesi in cui sono stati di moda negli anni ’80 (perché quelli, almeno quelli che mi ha costretta a portare mia madre, facevano davvero schifo), e ora che sono tornati di moda (più all’estero che qui, a dire il vero) e che so usare l’uncinetto, ho deciso di provare a farne un paio.

Per i primi esperimenti mi sono tenuta sul classico: uno color ecrù e uno nero. Lo schema è lo stesso per entrambi, anche se quello nero è un po’ più grande. Sono tutti e due chiusi con un bottoncino, possono essere portati con l’apertura davanti, sul retro del collo, oppure su una spalla.  Non è obbligatorio portarli su una maglia accollata, possono essere usati anche come collana un po’ sui generis, su un abito scollato o su una canotta. Tutto questo per dire che non necessariamente si assume un aspetto vittoriano, portandoli.

20130810_08

20130810_0720130810_03

20130810_04

Legata ai colletti (anzi, alla stiratura e alla “fotografatura” dei colletti) c’è una storia, che ora vi racconto.

Astenersi deboli di cuore.

Durante lo scorso inverno un’amica mi ha regalato due borse piene di stoffa che sua madre aveva comprato e non aveva usato. La maggior parte delle pezze è finita, per una questione di gusti (suoi) e di spazio (mio) da mia madre, e io ho tenuto solo un pezzo di velluto marrone a costine e una pezza di denim.

Avevo pensato di usare il denim per fare delle custodie, ma siccome era duro come uno stoccafisso ho deciso di buttarlo in lavatrice. Una volta asciugato, se possibile, è diventato ancora più duro.

Così, come capita (almeno a me), l’ho piegato, disperando di poterci fare qualcosa, e l’ho lasciato su una sedia in terrazza. Era, è, grande, quindi anche piegato occupava parecchio spazio.

A un certo punto, quasi per caso, non ricordo quando, ho scoperto che, sul rovescio, poteva essere un ottimo sfondo per le foto e, visto che la luce fuori è migliore di quella dentro, ho continuato a lasciarlo sulla sedia. Finché, un giorno, visto che doveva venire gente a cena e che si sarebbe mangiato fuori, ho preso e portato dentro il pezzo di denim, che è rimasto sul mucchio delle stoffe da usare per un paio di settimane.

Quando ho finito i colletti ho pensato che, visto il caldo boia che faceva, sarebbe stato meglio fotografarli dentro casa, bastava tenere la finestra aperta. Quindi ho steso (sempre piegato) il denim sull’asse da stiro, l’ho un po’ stirato (impresa totalmente inutile), ci ho appoggiato sopra i colletti, ho stirato anche loro, e poi li ho fotografati. Ho riportato la macchina fotografica in camera e, tornando nell’altra stanza per riporre colletti, denim e asse da stiro, ho visto un ragno di dimensioni epiche uscire frastornato (e forse un po’ stirato) da una piega del denim.

Preoccupata all’idea che potesse imbozzolarsi e mangiarsi la gatta, e soprattutto dall’idea che mi arrampicasse addosso, presa dalla visione della mia vita (soprattutto dalla visione del sederone di mia nonna, che spuntava dalle finestre della casetta che mio padre mi aveva costruito in giardino quando ci entrava per far fuori i ragnoni da cui ero terrorizzata) mi sono tolta una ciabatta (per fortuna le avevo, non succede quasi mai) e l’ho colpito, stordendolo e facendolo cadere a terra. Lì gli ho dato il colpo di grazia, sempre con la ciabatta, ha fatto letteralmente splat, ha coperto il pavimento di una sostanza verdastra e schizzata, e ha reso l’anima al dio aracnide. Dopo di che, sotto gli occhi esterrefatti di entrambi i gatti, ho cominciato a saltellare su me stessa strillando sottovoce, con la pelle d’oca e i capelli dritti sulla nuca. Se ci ripenso ricomincio a farlo.

Orrore, orrore, orrore.

PS: ho controllato il denim, fortunatamente c’era solo lui, si era fatto pure un bozzolone gigante (a sua misura). La morale della favola? Controllare sempre prima di portare dentro le cose lasciate in terrazza, il ragnone ha vissuto per quasi due settimane vicino al mio divano, chissà quante volte ho spostato quella pezza di stoffa. ARRRGGG!!!

PPS: trovate entrambi i colletti su Blomming, andate a darci un’occhiata.

Advertisements

11 thoughts on “E colletto sia!

  1. Fantastici i colletti. Io li adoro. Quando dico alle mie amiche che sono tornati di moda mi guardano come fossi un’aliena. Dico io: ma pur dotate di vista non si accorgono dei colletti “cineserie” che spuntano sulle bancarelle del mercato, o di quei modelli delicati che ornano i colli di manichini di plastica, o di belle modelle patinate? Perchè non vedono? Forse perchè è più comodo vedere solo ciò che si vuole. Comunque, a parte questo, i tuoi colletti mi piacciono molto e andrò a vedere lo schema. Mi hai fatto morire con la storia del denim e del ragno 🙂 🙂 🙂 … un abbraccio Benben

    1. Lo schema ce l’ho da qualche parte, se hai pazienza un paio di giorni lo recupero e lo posto, così fai meno fatica (anche se è semplicissimo e si capisce guardando i colletti) 😉

  2. anzi, a dire il vero mi basterebbe avere i dati essenziali, quante catenelle iniziali e primi giri…poi vado avanti da sola 🙂

    1. Ciao Iolanda, gli schemi sono più o meno internazionali, quello usato qui lo trovi linkato più in alto nei commenti.
      Per quanto riguarda il numero di catenelle ti devi regolare col filato e l’uncinetto che usi. Trova la ripetizione nello schema, conta il numero di catenelle e assicurati che il numero totale di punti con cui inizi sia un multiplo di quelle. In questo caso il totale deve essere un multiplo di nove a cui aggiungere quattro.

  3. Io adoro i colletti all’uncinetto!!!
    In realtà li ho scoperti abbastanza di recente grazie a mia sorella che mi ha chiesto di realizzargliene un paio 🙂
    I tuoi sono davvero molto belli, mi piace soprattutto quello nero che, secondo me, con l’aggiunta di qualche perla nella lavorazione diventa un accessorio da indossare anche nelle serate più eleganti.
    Complimenti per i tuoi lavori
    Ciao

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...