gatto · racconti di vita

Il grande passo

Ci ho riflettuto a lungo, quasi per anni, ho vagliato accuratamente pro e contro, mi sono fatta prendere dall’ansia, poi dall’euforia, poi di nuovo dall’ansia. Alla fine è successo quello che è successo e ho preso la mia decisione.

Sabato mattina, sotto la pioggia, lungo la tangenziale dall’asfalto sgretolato, con la macchina che faceva qualche rumore strano, mi sono detta che ormai non si poteva più tornare indietro, il dado era tratto.

Sabato mattina, quindi, armata di trasportino e di copertina piena di puzza di Hobbes, sono andata a casa di una gentile signora e dei suoi bambini, ho giocato e spupazzato sette bellissimi cuccioli e sono tornata a casa, sempre sotto la pioggia e sempre sull’asfalto sgretolato della tangenziale, con una piccola mostriciattola nera tutta orecchie.

Siamo entrate in casa bagnate, con l’ombrello sgocciolante, di soppiatto per non trovare sulle scale nessun impiccione che ci rovinasse l’attimo, e poi… poi si sono incontrati, una dentro e uno fuori dal trasportino, in un concerto di soffi e mugugni alternati.

Sistemata sul divano, mentre Hobbes girava per casa con gli occhi fuori dalla testa e mi soffiava, la nuova inquilina si è addormentata subito, poi ha mangiato, poi ha dormito, poi ha fatto una visita guidata, con Hobbes al seguito, del tipo: questa è la cassettina e qui puoi, questo è un angolo e qui non puoi… La visita ha avuto successo, e la signorina Shabalà è tornata a dormire (evidentemente crescere con sei fratelli e due bambini giocosi le aveva causato arretrati di sonno). La prima notte è passata tranquilla, lei in mezzo alla trapunta sul divano, io e Hobbes abbracciati sul lettone.

Domenica mattina Hobbes non soffiava più (credo che la consapevolezza che il letto, finché lei non imparerà a salire, resta suo lo abbia rassicurato), lei mugugnava ancora ma ormai era nato l’interesse. Domenica sera lei girava tranquilla per casa, giocava con qualsiasi cosa e lui la seguiva circospetto.

Stamattina è stata accompagnata in visita guidata in terrazza, ma l’interesse non è stato granché, e poi sono cominciate le corse: lei scorrazza e lui la segue, miagolando come quando vede i piccioni (in pratica per lui è un gioco che si muove da solo). Quando le si avvicina troppo lei alza la zampina con gli artiglietti aguzzi e lui si ferma. Sembra che in ogni stanza ci siano dei luoghi predefiniti che significano “tregua”, e non sono solo quelli in cui lui non entra più, ma, ad esempio, la scatola che non si può buttare che sta nell’ingresso, l’angolo sotto la scrivania, il divano. Capita che corrano come un sol gatto, per qualche attimo, lei sotto con le zampine frenetiche e lui sopra, con le zampone larghe, fanno qualche metro poi qualcuno inciampa e si ricomincia da capo.

Quando lei è stanca si arrampica sul divano per un sonnellino e lui si dedica ai propri affari. Quando lei si sveglia tutto ricomincia. Tempo un paio di giorni e dormiranno insieme.

 shabalàs&h

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6 thoughts on “Il grande passo

  1. Già la amo! E si è pure fregata l’amaca da termosifone!
    Povero Hobbes… se lo girerà come un calzino vecchio e lui – tonto – si accontenterà di una leccata in testa. Sicuro. Femmina di pelo nero non mente!
    E comunque macchè mostro tutta orecchie! E’ già una palletta di velluto nero. ❤

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