cose serie

L’ideale

Sono contraria a qualsiasi tipo di schiavitù, non solo a quella gretta e cattiva che costringe le persone a prendere ordini da altre persone, ma anche a quella melliflua e sottile che ci lega senza quasi che ce ne rendiamo conto. Schiavitù alla televisione, alla moda, alle unghie ricostruite, alla tinta.

In base a questo principio io non mi tingo i capelli (non seguo le mode, non guardo praticamente la televisione e mi taglio le unghie cortissime), e da qualche anno in qua andare a tagliarmi i capelli, perché nonostante tutto una o due volte l’anno va fatto, era diventato uno strazio. Parrucchiere e apprendiste che cercando di convincermi che i capelli bianchi sono brutti, che non vanno di moda, che non esistono solo le tinte, ma anche gli shampoo riflessanti, che se non mi tingo i capelli corro il rischio di non trovare un uomo. Parrucchiere e apprendiste che mi guardano sbigottite e incredule quando rispondo che la strada che porta alla schiavitù alla tinta è costellata di flaconi di shampoo riflessante, che i capelli bianchi a me piacciono, che mi servono, ne ho bisogno per rendermi conto che il tempo passa, e per capire cosa succederà fra qualche anno (se mi facessi la tinta, e poi un giorno decidessi di smettere, diventerei vecchia all’improvviso, così invece si tratterà di un passaggio graduale, sarò sempre io, giorno dopo giorno), che di un uomo non saprei che farmene.

Lo strazio è relativo anche alle conversazioni. Sempre e immancabilmente lo studio approfondito dei fatti degli altri, i commenti cattivi nascosti sotto i caschi e i bigodini, gli argomenti che non vanno oltre al grande fratello di turno e chi, tra i personaggi  famosi, va a letto con chi.

Venerdì sera ho deciso che era il momento di tagliarmi i capelli, così sabato mattina mi sono lavata, vestita, armata di coraggio e sopportazione, ho fatto colazione e ho fatto più o meno cento metri in strada, forse 150, fermandomi davanti alla vetrina di un nuovo parrucchiere, aperto da qualche mese, gestito da cinesi.

Dentro quattro cinesi dai capelli strani e un paio di signori che si facevano tagliare i capelli.

Servita subito.

Niente domande del tipo: “La vuoi la crema? Hai i capelli secchi, ti metto la crema?”, ma lavaggio direttamente fatto con shampoo e balsamo.

Il tizio che mi ha tagliato i capelli ha fatto tre domande: “Dov’è la riga? Come li vuoi? Li asciugo dritti?”. Quello che li ha asciugati una: “Vuoi lacca?”.

Per tutto il resto del tempo: silenzio. Gli unici suoni venivano dalla radio, musica pop cinese, in pratica uguale alla nostra, comprensibilità del significato del testo compresa, e dalla signora seduta in attesa, che leggeva il giornale mormorando (biascicando) tra sé e sé, quasi fosse a messa e seguisse la liturgia.

Ho chiesto che fossero tagliati poco, sono stati tagliati poco, ho chiesto che fossero scalati, sono stati scalati. Unica pecca la piega, ma a essere oneste non mi è mai capitato di piacermi una volta uscita dalle mani del piegatore di turno.

Tra taglio, fatto a regola d’arte da un tizio strano anche per essere un cinese, coi capelli biondi permanentati, una maglietta rosa shocking e una giacca di nylon azzurro e l’unghia del mignolo lunga quanto quelle di Lo Pan in Grosso guaio a Chinatown, e asciugatura sono stata seduta quasi un’ora, in silenzio, senza rotture sui pettegolezzi, senza terrorismo psicologico sulla presunta bruttezza intrinseca del capello scarso di melanina, il tutto per 15 euro.

Ho trovato il mio parrucchiere ideale.

Ah, per inciso, a tutti quelli che obiettano al parrucchiere cinese dicendo “Eh, ma chissà che prodotti usa”: quelli della Selex, niente cose con scritte a ideogrammi che nascondono veleni e metalli pesanti, semplicemente le stesse cose che si potrebbero trovare nel bagno di ciascuno di noi.

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3 thoughts on “L’ideale

  1. spero la prossima volta farai una foto al parrucchiere che dalla tua descrizione è imperdibile! e oltre ai gatti abbiamo in comune l’antipatia per i parrucchieri, ma io non sono brava come te e li tingo (in casa of course, ma i miei sono fini e grigi fanno davvero super vecchiaia) e già stavo meditando il taglio cinese per i tempi (dopo 30 minuti nel casino dei soliti parrucchieri comincio ad avere istinti omocidi eheheh)

  2. se ci fosse anche uno vicino a casa mia ci andrei volentieri, odio quanto te il parrucchiere, ci vado una volta l’anno (tanto ho i capelli lunghi e dritti) e odio la gente che ci va per spettegolare che poi mi parla mentre passa il phon e non capisco niente lo stesso.
    alla fine mi fa pagare tanto per non aver fatto niente di quello che ho chiesto, e non mi piaccio.
    boicottiamo i parrucchieri non cinesi

  3. Confesso la mia vanità. Odio il tempo che passa, ma soprattutto odio i segni che lascia, rughe e capelli bianchi compresi. Ho un buon rapporto con la mia pelucheria, sono gentili e chiacchierine al punto giusto, senza mai eccedere e qualche volta ci scappa anche uno straccio di discorso un po’ più serio. Le ho messe in croce per trovare esattamente il colore naturale dei miei capelli, che ho sempre amato, e alla fine ci sono riuscite. Anzi ne hanno trovato uno per l’inverno e uno lievemente più chiaro per l’estate. Vado a farmi fare due coccole una volta al mese ed è l’unico lusso che concedo alla mia vanità, oramai entro e posso chiedere: “il solito, grazie”. Senza contare che la filiforme fanciulla che ha in carico la mia chioma (dal 2005), ormai ne sa più lei dei miei capelli che la mia testa. Impagabile!

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