racconti di vita

A caval donato si guarda in bocca

Venerdì mattina, esiliata dal mio ufficio a causa di un incontro organizzato da altri che non si sono premurati di prenotare una sala riunioni o quantomeno di avvisare, ho assistito (e purtroppo partecipato) a una conversazione surreale.

S. sta sistemando casa, pare che il marito passi le serate a portare roba ai cassonetti e che i vicini lo controllino, per riciclare e riutilizzare il riciclabile. Alcuni di questi vicini controllano solo per il gusto di farlo.

S. racconta che la vicina curiosa le ha detto che il marito (quello di S.) la sera prima ha portato fuori il televisore, in caso S. si fosse accorta dello spazio vuoto sul mobile e pensasse di sporgere denuncia contro ignoti.

Interviene C., quella del discorso strano, e io, visto che lei è convinta ecologista (così convinta che tiene accesa l’aria condizionata in un ufficio vuoto per appoggiare le sue ciotole di frutta sul fancoil e tenerle fresche, e che accende la luce appena entra, anche d’estate), convinta vegerariana (così convinta che non legge gli ingredienti delle merendine che mangia per paura di trovarci lo strutto), convinta animalista e pronta ad approdare di buona lena al qualunquismo, mi aspetto che faccia notare, in modo più o meno garbato, che il televisore, come tutti gli elettrodomestici e tutti i rifiuti ingombranti, non va gettato o messo vicino al cassonetto, ma va portato agli appositi centri di raccolta comunali.

No, niente di tutto questo. Lei dice: “Cosa? Hai buttato il televisore? Ai miei genitori serviva, sono senza!”.

S. dice, per giustificarsi: “Era vecchio, senza decoder.”

C.: “I miei ce l’hanno il decoder!”

Mi intrometto, incautamente, ma con le migliori intenzioni: “Se ai tuoi serve un televisore, se vuoi, in soffitta dai miei c’è quello di mia nonna, che non viene usato, è un 15 pollici, ma in mancanza di meglio…”

Mi guarda stranita e mi dice: “Ma non è piatto.”

“Eh no, ha il tubo catodico.”

E lei, un po’ brusca: “No, no, lo vogliono piatto.”

Scambio di sguardi tra me e S., sorprese ma non troppo, intorno a me il silenzio, ma il mio labiale dice chiaramente: “Va’ a comprartelo allora.”

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2 thoughts on “A caval donato si guarda in bocca

    1. L’ho pensato, direttamente in dialetto, ma non l’ho detto, perché avrei solo peggiorato le cose.
      Questa tizia è talmente strana che ce ne sarebbero da raccontare, una maestra nell’arte di arrampicarsi sugli specchi, salvo poi evitare di pulirli (lo dico con cognizione di causa, abito dove prima abitava lei, e a me non è mai successo di avere il muschio sulle guarnizioni delle finestre e la muffa sull’alluminio degli infissi; credevo che la cucina fosse giallina, poi, dopo due ore di sfregamenti, ho scoperto che era bianca).

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