cose serie · racconti di vita

Un discorso strano

La settimana scorsa mi è stato fatto un discorso strano da una collega. Ci ho rimuginato su, non tanto perché quello che mi è stato detto abbia in qualche modo intaccato il mio pensiero, quanto perché mi sono stupita del fatto che ci sia gente che si fa certe paranoie.

Eravamo partite parlando di negozi che vendono biologico, siamo passate a una notazione folkloristica su una tizia che conosce che pare abbia partorito da sola (con esclamazione della mia interlocutrice, “Ha tagliato anche il cordone” e successivo ridimensionamento da parte mia “Quello mi pare la parte più semplice, e quando lo fai hai praticamente finito”), e siamo arrivate al succo della conversazione.

Prima di cominciare a riportare il discorso è necessaria una premessa: io non ho figli, non ne ho mai voluti, non credo proprio che ne vorrò (e tanto ormai mi resta poco tempo per cambiare idea), nello stesso tempo non ho un compagno, ho già dato e l’esperimento non mi ha convinta, e ora come ora non ho intenzione di averne uno.

Vedere una donna incinta mi fa, da sempre, un certo che. Intendiamoci, non parlo di impressione in senso negativo, di schifo o cose del genere, e nemmeno parlo di non rispetto della scelta. Semplicemente non fa per me, e alla vista provo un momento di sfasamento rendendomi conto che una simile responsabilità mi schiaccerebbe. Questo è quanto, mi sembra una cosa abbastanza semplice e lineare da spiegare.

Se per istinto materno si intende la necessità di proteggere dei cuccioli (umani o di altri animali), quello non mi manca, semplicemente non mi interessa avere figli miei.

Su questo argomento non ho mai avuto segreti, come per tutto il resto a domanda rispondo, quindi tutti sanno come stanno le cose.

La mia collega, dopo il discorso sul parto in assolo, ha preso il pretesto di un mio commento, del genere che non solo non lo farei da sola, ma proprio non lo farei, per partire in quarta con il famoso discorso strano.

Secondo lei, in questa vita (evidentemente nel suo modo di vedere le cose ce n’è più di una) la mia parte maschile predomina su quella femminile. Questo perché, sempre secondo lei, siccome sono una donna dovrei avere l’istinto a procreare, se non voglio avere figli allora sono più uomo che donna.

Il fatto che le abbia detto che prima di tutto non mi considero donna, ma mi considero una persona, con la capacità di avere un pensiero razionale e che razionalmente ho deciso di non farli, questi benedetti figli, non ha avuto nessun risultato.

Dopo la sua affermazione perentoria sulla predominanza della mascolinità sulla femminilità è scattato il momento dell’empatia (in pratica stava parlando di sé e aspettava solo il pretesto per mettere in chiaro le cose): anche per lei è così, e l’ha scoperto dopo un grande lavoro di analisi (quindi condividendo le sue scoperte mi stava facendo risparmiare tempo e un favore), e ora sta cercando di riequilibrarsi, perché questo disequilibrio porta a scompensi anche fisici, tipo mal di testa (lei ce l’ha spesso), instabilità emotiva (lei secondo me è instabile) e problemi di sovrappeso (ecco, questo le manca, ma ha molti altri problemi).

Ha detto anche che sta cercando di riequilibrarsi perché nelle relazioni è stanca di fare l’uomo. Alla mia domanda, ovvia credo, su cosa intendesse, ha risposto che “le donne si prendono meno responsabilità, sono stufa di decidere io”.

Ecco, questo è stato il punto più strano (anche più della faccenda delle vite precedenti? sì): sentirmi dire, da una persona che vive da sola, e quindi deve per forza prendersi delle responsabilità, che una donna in genere ha meno responsabilità di un uomo, mi ha dato da pensare su quanta gente ci sia in giro che sembra viva in questo mondo, ma in realtà occupa uno spazio interdimensionale tutto suo, regolato diversamente dagli altri.

Con tutto il rispetto per il pensiero altrui, cosa significa che una donna ha, o prende, meno responsabilità? Alle donne, in determinati tempi e in determinati luoghi, sono/sono state date meno responsabilità, o forse responsabilità diverse, da quelle degli uomini, ma ora come ora, adesso, qui (e non altrove) il genere è davvero il fattore discriminante?

Io non ci credo.

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3 thoughts on “Un discorso strano

  1. Mh… a volte l’analisi peggiora le cose. Se poi ti fa pensare a vite precedenti e predominanze psico sessuali era meglio evitare proprio di imbarcarsi in un percorso di analisi.
    Penso tuttavia, che il genere costituisca un discrimine. Un discrimine educativo.
    Pensiamo di vivere in un Occidente emancipato e progredito, ma non è così. Le bambine continuano a beccarsi le bambole e a credere nel principe azzurro con cui metter su famiglia e a cui delegare tutto. Una volta cresciute ci credono ancora, ed educheranno le loro figlie nello stesso modo. Da qui nascono quei preconcetti un po’ biblici sui ruoli sessuali. C’è questa strana concezione per cui se sei una donna devi figliare. Punto. Se non lo fai sei strana o hai dei problemi (leggi: lesbica più o meno latente). Che dire… io sono contenta di avere più neuroni che utero! Sarà che giocavo con i Lego???

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