ricette

Ode al burro

Cosa fa una zitella nel fine settimana quando non pulisce convulsamente l’appartamento, non stira, non si dipinge le unghie (e non legge, non guarda film o serie TV, non ascolta musica, non sferruzza, non cuce, non ricama a punto croce o non passeggia) e non fotografa il gatto? Cucina.

La torta al caffè, la cui ricetta ha subito diverse variazioni nel corso del tempo, è stata per anni un mio cavallo di battaglia, poi è finita nel dimenticatoio.
Viene riesumata oggi, in una versione quasi fedele all’originale, a seguito della riscoperta del foglietto con la lista degli ingredienti, con lo scopo di eliminare un panetto di burro pericolosamente prossimo alla data di scadenza.

Di solito le mie torte nascono con l’intento di smaltire mele che sono rimaste sul fondo del contenitore, nascoste dai nuovi arrivi, e sono un po’ vizze e yogurt bloccati in frigo da troppo tempo, e devo dire che la torta col burro, al di là del sapore (ammettiamolo, le torte più “salutari” sono comunque buone, ma non ugualmente buone), dà molta più soddisfazione. Mescolare yogurt e zucchero non è come mescolare burro e zucchero: coi primi ingredienti si ottiene una specie di pastella brodosa, coi secondi una spuma morbida e dal colore indefinibile, simile a quello delle nuvole al sole. Se si usa il burro leccarsi le dita, dopo aver fatto scivolare quello che resta dell’impasto dal cucchiaio di legno (a proposito, il cucchiaio di legno dei dolci deve assolutamente essere usato esclusivamente per i dolci) ha un valore quasi catartico. Col il burro, una volta messo nel forno, la torta cresce e si vede, anche se non si montano a neve gli albumi.
Proprio perché si tratta di un’esperienza tanto soddisfacente, a mio parere non si deve esagerare, per non perdere il gusto della riscoperta e del risveglio dei sensi, quindi burro sia, ma solo una volta ogni tanto.

Ingredienti:
300 g di farina 00
150 g di zucchero (io ne ho messi 120, mi pareva troppo)
2 uova
100 g di burro (ne ho messi circa 80, non ne avevo di più)
100 g di latte (ne ho aggiunto per compensare il burro mancante, a occhio)
1 tazzina di caffè ristretto (ho messo anche un po’ di caffè in polvere)
1 bustina di lievito
(a questi ho aggiunto un pizzico di sale e un po’ di brandy, sempre a occhio, e zucchero a velo per spolverare)

Accendete il forno a 180° C.
Versate il caffè nel latte con il brandy per farlo raffreddare prima; ammorbidite il burro (io l’ho messo per qualche secondo in microonde) e lavoratelo con lo zucchero fino a ottenere un composto spumoso, unite le uova intere e il latte corretto (il liquido non deve essere caldo, per non far coagulare le uova).
Amalgamate al composto la farina, poco per volta, mescolando con attenzione perché non si formino grumi e il caffè in polvere (quantità a piacere, ma non troppo).
Da ultimo aggiungete il lievito e lavorate per qualche minuto.
La pasta deve essere morbida, se è troppo dura aggiungete un po’ di latte e mescolate.
Versate in una tortiera imburrata e spolverata di pan grattato (o in uno stampo di silicone nudo e crudo) e mettete in forno per 25-30 minuti circa: sarà pronta quando inserirete uno stecchino di legno nella torta e questo uscirà asciutto.
Sfornate, fate raffreddare su una gratella (se ce l’avete, io no, la devo mettere nella lista dei probabili regali di compleanno) e, a piacere, spolverate di zucchero a velo.

La mia è venuta un po’ chiara, e a onor del vero sa più di brandy che di caffè, appunto per la prossima volta: invertire le dosi 🙂

Volendo, una volta raffreddata, si può tagliare a metà nel senso della larghezza e si può farcire con crema al caffè o al cioccolato.

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